Locanda di Don Antonio

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Una città agli albori cerca in tutti i modi di tendere al compimento di tutte le necessità d'ordine civile e religioso. Alberobello, giovane centro agricolo sorto quasi casualmente e in modo originale rispetto a tanti altri centri urbani, seppe chiedere ed aggiudicarsi numerose autonomie. Non più dipendenze dalla vicina Noci, ma libera voglia di autodeterminarsi. Tra le molteplici conquiste, chiese e ottenne tre fiere: quella dei Santi Medici, patroni della città; quella legata alla festa di Santa Lucia e quella per la Candelora. Tutte queste manifestazioni, legate all'inurbamento della città vedevano la partecipazione di numerosi avventori che la raggiungevano con gli unici mezzi allora disponibili: traini, calessi, ma non cavalli per i quali si richiedevano cure e attenzioni. Sorsero, dunque, disseminate locande che fungevano da ristoro e da ricovero per gli animali. Una della più rinomate, sorta a ridosso del largo dove un tempo si teneva il mercato settimanale, già piazza delle Erbe, è l'attuale LOCANDA DI DON ANTONIO, nome fittizio dato dai fratelli Roberto e Massimo.
L'edificio si compone di due ampi locali. In quello al primo piano si accede mediante un ingresso con arco a tutto sesto che fungeva da ristoro per gli avventori; mentre l'inferiore veniva utilizzato per il ricovero e ristoro dei cavalli, come mostrano le numerose mangiatoie ancora presenti. La locanda oggi si presenta come decorosa e accogliente, così come confermano i clienti che vi ritornano sempre con grande piacere.

 
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